Valter Deon
Dirigente scolastico, GISCEL Veneto
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Il libro Dialoghi grammaticali. Dieci personaggi in cerca di grammatica è stato presentato lunedì 26 ottobre 2026 alla libreria UBIK Irnerio nell’ambito del ciclo di incontri CLUBik – Linguistica il libreria. L’autrice Maria G. Lo Duca (Università di Padova) ha dialogato con Lisa Bentini (Liceo Artistico Nervi-Severini di Ravenna).
Con quest’ultimo libro: Dialoghi grammaticali. Dieci personaggi in cerca di grammatica, Carocci editore, Maria G. Lo Duca fa capire una cosa che tutti sanno ma che nessuno sembra aver la voglia o il coraggio di dire: che la grammatica è di tutti. Il libro lo afferma senza nascondersi. Sta qui la sua genialità. La lettura può forse spiazzare, ma da subito accende simpatia specie in chi con la grammatica ha a che fare ogni giorno, a scuola e non solo a scuola.
Dire che è di tutti significa tutto e niente: il dato certo è che tutti se ne servono, alcuni magari senza averne consapevolezza, altri assumendo nei suoi confronti il massimo di vigilanza; per questo tutti sentono il diritto di poterne e doverne parlare con più o meno competenza. E tutti l’hanno direttamente o indirettamente subìta (o gradita), e non solo da studenti. La riprova è che sulla necessità di rispettarne le norme il controllo sociale funziona come per poche altre manifestazioni della comunicazione. Il libro mostra anche questo.
Maria G. Lo Duca non lo scrive esplicitamente, ma lo fa dire a dieci personaggi ben caratterizzati che rappresentano buona parte di quella che comunemente è chiamata ‘la gente’. Se alla fine il lettore ingenuo si convince di non aver trovato nel libro niente di nuovo, il lettore meno sprovveduto va con la mente al vecchio adagio che ricorda l’uovo di Colombo. Nascono da qui le buone idee: dal dire apertamente quel che comunemente si sente o, per cambiare canale, dal vedere quel che tutti vedono ma che nessuno pensa di dover affermare di aver visto.
Credo che l’idea sia venuta a Maria G. Lo Duca dal dato, anche qui di senso comune, che tutti ritengono di conoscere la Grammatica, anche se nessuno riesce a dire davvero chi è e che cosa fa. Neppure fra quelli che quotidianamente si occupano della Signora che bene ha fatto l’autrice a mettere in copertina.
E quindi la prima cosa che deve aver pensato è stata di provare a immaginarla viva e sveglia, vogliosa di parlare mescolata fra la gente. Alla fine, ne ha fatto un quadro di vita vera. A lei in questo libro interessava indagare sulla grammatica vissuta piuttosto che sulla grammatica dei libri scolastici e dell’Accademia. Ha messo da parte per un momento i suoi studi e ha indagato sui riflessi che la ricerca e l’insegnamento hanno sugli studenti cittadini di domani. Da precisare che gli studi qui non sono stati dimenticati. Anzi. Per ogni interlocutore ha cercato il tema giusto, facendo domande mirate, toccando ogni aspetto della grammatica: dalla semantica al lessico, dalla sintassi alla morfologia, provocando con quesiti puntuali, rivelando attenzione e riguardo, saggezza e pazienza. Chi legge si diverte a seguirla nel suo sforzo maieutico. E a mettersi nella testa di chi deve rispondere.
Insomma, nei dieci dialoghi che ha costruito è andata a cercare e a capire che cosa della grammatica è vivo e opera nell’immaginario dei tanti che con questo oggetto inquietante ieri e oggi hanno avuto a che fare. Partendo non dall’alto, ma provando a guardare per terra a quel che gli uomini – giovani e adulti – pensano e credono di conoscere.
Naturalmente qui la Grammatica si presenta e interagisce con i personaggi che incontra e con i quali dialoga in forme diverse. Maria G. Lo Duca coglie dal vivo – chi legge si ritrova facilmente nelle situazioni descritte – gli interlocutori dal momento che pochi come lei conoscono gli uomini che la Grammatica incontra; l’autrice è stata per lunghi anni insegnante di scuola superiore per arrivare successivamente all’insegnamento universitario. Nel libro si vede la Grammatica piegarsi sulle persone, attenta a ben gestire i diversi casi. Nei dialoghi entra nei pensieri, nelle menti, nei comportamenti dei diversi soggetti, decentrandosi con intelligenza, cura e attenzione. È dolce e ammirata con chi si spende, decisa e severa con chi non è mai lui: l’accademico, ad esempio, che si scrolla dei pesi che non ha portato. Lei, la Grammatica, fatica a capire e a perdonare.
Anche gli interlocutori sono ben caratterizzati: il genitore viene fuori proprio lui; l’insegnante di scuola superiore con quel pizzico di presunzione che conosciamo; il viaggiatore si vede come lo si incontra su ogni treno; la femminista la si sente e la si vede; la studentessa si mostra con i suoi entusiasmi e le sue fragilità, tutte comprensibili. Insomma, vita vera data con semplicità.
Nel libro la Grammatica è una figura molto mossa: dotata di acuta sensibilità, competente e sapiente, mai presuntuosa e mai col dito alzato. La personalizzazione ha prodotto una figura ben riuscita.
Esemplare il secondo dialogo con una/la maestra. Qui la Grammatica si ritrova per quel che è per tanta parte degli insegnanti di scuola elementare (ma non solo): è Lei che dà certezze ma, al tempo stesso, è Lei che suscita problemi dinanzi ai quali spesso chi è in cattedra si trova in difficoltà. La maestra protagonista, a sua volta, potrebbe rappresentare davvero la grammatica in sé e la grammatica che viene insegnata a scuola. Chi è la grammatica per la maestra in trincea? È l’oggetto che dà sicurezza e che si propone al tempo stesso come soggetto che provoca domande e insinua dubbi continui. Risulta quindi attore potente che forma e potenzia le intelligenze dal momento che stimola a cercare risposte che sono alla fine dentro le stesse domande. Ed è sempre al centro nei pensieri di chi ‘insegna(?)’ la lingua avendone timorosa reverenza.
La Grammatica qui personalizzata pare non avere età. È persona matura ma giovane al tempo stesso, sempre in movimento. Fuor di metafora e oltre l’immagine di copertina, è materia antica, fra le materie forse la più studiata essendosi sviluppata con la lingua che essa regola e sulla quale vigila continuamente.
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Chi è la grammatica per Maria G. Lo Duca?
Ivano Dionigi, nel libro l’Apocalisse di Lucrezio, titola il secondo capitolo: In principio era la grammatica. Per Maria G. Lo Duca la grammatica non ha niente di ontologico: le sue strutture, il suo funzionamento, le sue ‘regole’ non sono quelle del reale: però chi segue i suoi percorsi e i suoi metodi fa in parallelo le stesse strade di chi conosce il mondo. Per questo insegna ma non comanda, indica ma non condanna, sollecita ma non rimprovera. È la guida della nostra intelligenza; e la lingua e le parole sono il terreno su cui sollecita a esercitare impegno e desiderio di sapere. E sono loro – la lingua e le parole – i soggetti ai quali rivolgere domande senza fine, sempre in sua compagnia.
Nei dieci dialoghi l’autrice non si è esplicitamente chiesta perché nel quotidiano degli insegnanti la grammatica è sentita come presenza così importante. Eppure nell’immaginario di tanti – insegnanti e non insegnanti – essa rappresenta qualcosa in più rispetto a conoscenze di altra natura. È qualcosa che ha a che fare con la vita di tutti e di ciascuno, e col mondo. È il retaggio che la antica disciplina ha lasciato: le regole e i modi del funzionamento della lingua riflettono regole e modi di funzionamento del mondo. E quindi, conoscere la grammatica è come conoscere il mondo. Non si spiegherebbero in altro modo le resistenze che sempre ha esercitato la vecchia ‘logica’ grammatica che ancora mescola proprie norme con le regole nuove di tante rinnovate grammatiche.
Da quando è nata, la grammatica non è mai riuscita a sciogliere il debole nodo (sentito però ancora forte) che la tiene legata alla struttura, alle regole e al funzionamento del mondo. L’ontologismo linguistico ingenuo, che resiste nonostante tutto, non interessa in questo libro alla autrice. A lei interessa liberare la grammatica da ogni ingombrante pregiudizio che ancora pesa sull’insegnamento. Quel che si può dire è che la lingua disvela il mondo nominandolo; e quindi, liberato il campo, la grammatica può risultare strumento primario per potenziare le facoltà che aiutano appunto a conoscere la realtà.
La scelta del dialogo.
In questo libro la scelta del dialogo è stata importante per tante ragioni: il dialogo è confronto, è incontro e scontro, è dialettica, è ascolto. E tanto altro. Qui il dialogo ha dato il tono giusto a tutto il libro: tono disteso, pensoso, attento all’interlocutore, ma soprattutto ha dato l’idea del metodo di lavoro dell’autrice; metodo fatto della lentezza del pensare, dell’andare passo dopo passo, del ricercare con prudenza intelligente, del tenere il freno a mano su fughe in avanti che pure tentano. Modo di procedere con i piedi ben piantati per terra, fatto di sicurezze solo se verificate, di realismo, di analisi attente. Maria G. Lo Duca – lo ricordiamo – è l’autrice dei noti Esperimenti grammaticali. Questo fa pensare alla bussola che deve guidare chi la Grammatica (maiuscola e minuscola) ospita a scuola: bussola fatta del tempo di chi riflette, del tempo di chi semina e di chi raccoglie. Nel rispetto delle attese di ognuno e di tutti.
Per questo ogni pensiero e ogni momento del dialogo partono dagli inciampi e da chi inciampa; e dai tempi che ciascuno si dà per tirar fuori quel che già c’è. Si tratta di grammatica implicita.
Il libro non predica e non condanna, sdrammatizza, ma non sminuisce; guarda attento a quel che accade, ma guarda soprattutto a quel che abbiamo di più prezioso e che spesso non ci accorgiamo di avere: l’intelligenza di scoprire dentro noi stessi – ascoltandoci – quel che abbiamo e che spesso non vediamo. Dentro la lingua, e non solo.
Un libro che guarda al presente, ma non solo al presente.
E dunque. La Grammatica incontra il presente, e dell’oggi vede i problemi.
Il femminismo ad esempio. È da apprezzare il forte richiamo che la Grammatica fa al potere dei parlanti incontrando la femminista. Afferma che siamo noi i padroni della lingua. Siete voi, donne e uomini, liberi di accogliere e ospitare parole nuove e novità che intervengono nel funzionamento del sistema. Con la lingua potere e libertà rivelano la loro vera natura e la loro autentica forza.
Colpiscono gli accenni prudenti ma necessari alle potenzialità dell’IA e ai suoi pericoli. È stato facile ritrovare nel libro, e in particolare nel Dialogo tra un liceale e la Grammatica, riflessioni sui movimenti e sui comportamenti dell’IA, e sugli esiti ‘equivoci’ delle risposte. L’autrice – come altri – chiama queste “allucinazioni”, plausibili ma errate, spesso accompagnate da atteggiamenti troppo accondiscendenti. Se di etica si può parlare sembra che si debba dire di colpi interessati e un po’ ipocriti. Quel che appare è la familiarità con cui l’IA si muove sul terreno sempre un po’ molle (lo è per natura) della grammatica. Colpisce il fatto che le risposte sempre corrette partono da domande che vengono da fuori, da chi la lingua pratica con la sensibilità che solo l’uso affina. Il nuovo, quel che non è stato, nel deposito dell’IA non è ancora presente.
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Il libro tra scuola e Accademia.
Non so se il libro sarà apprezzato dall’Accademia. Può infatti apparire poco sostenuto, forse troppo quotidiano, un po’ troppo originale, poco propositivo. Lo sarà dalla scuola. Eppure ogni e qualsiasi tentativo per far uscire la grammatica scolastica e non scolastica dai cattivi legami con la vecchia tradizione, da pregiudizi e false illusioni, e aiutarla a riprendere respiro, non può che passare per quel che è oggi, dentro e fuori, la scuola. Qui sta il senso del libro.
Molto si è discusso in questi ultimi tempi su quale e quanta grammatica si debba fare a scuola; su modelli puri e coerenti, o contaminati; su quanto del vecchio e su quanto del nuovo-nuovo (già vecchio?) può dare affidamento. In anni non tanto lontani la discussione era sul sì e sul no, più radicale.
Oggi si è messa di mezzo anche la politica in prima persona: la grammatica nelle ultime Indicazioni (qui l’articolo uscito su Linguisticamente) è diventata la bandiera di una rinnovata disciplina da imporre alla scuola: ‘disciplina’ da intendersi come materia di studio ma anche e soprattutto come modo di essere a scuola e nella società: disciplinati.
Il libro di Maria G. Lo Duca mi è parso utile e pubblicato nei tempi giusti: richiama colleghi, insegnanti di ogni grado scolastico, cittadini di questo Paese a tenere i piedi ben saldi a terra e a guardare con occhi disincantati a un problema – quello appunto della grammatica – per come è vissuto quotidianamente, a scuola e non solo a scuola. Perché, appunto, è di tutti.
Per approfondire
Dionigi Ivano. 2023. L’Apocalisse di Lucrezio. Politica Religione Amore. Milano: Raffaello Cortina Editore. 35-segg.
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