Stefania Marzo
KU Leuven – Faculty of Arts
Cosa sono le lingue ereditarie?
Le lingue ereditarie (heritage languages) sono lingue che gli individui portano con sé quando emigrano e che continuano a essere parlate, in forma più o meno modificata, nei contesti diasporici. Di norma, si tratta della lingua madre della prima generazione di immigrati, trasmessa in misura più o meno completa ai figli e ai nipoti. Nel paese di accoglienza, queste lingue non coincidono con la lingua dominante: si pensi, ad esempio, al turco parlato nei Paesi Bassi o all’italiano in Canada. In tali contesti, la lingua ereditaria tende a trasformarsi nel tempo e viene utilizzata prevalentemente in ambiti ristretti, come la sfera familiare o comunitaria. In realtà, il fenomeno delle lingue ereditarie non è un fenomeno circoscritto a singoli contesti, ma rappresenta una realtà diffusa a livello globale, poiché numerose comunità sono state coinvolte in processi migratori nel corso della loro storia. In questo contributo, l’attenzione sarà rivolta specificamente all’italiano. Esso costituisce infatti un caso di studio particolarmente interessante: le grandi ondate migratorie che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese tra la fine dell’Ottocento e gran parte del Novecento hanno dato origine a numerose comunità italofone all’estero. Per questo motivo, oggi si registrano varietà di italiano ereditario in molte aree del mondo, tra cui il Nord America, l’America Latina, l’Australia e diversi paesi dell’Europa occidentale.
Come si sviluppano e si trasformano le lingue ereditarie?
Le lingue ereditarie si trasformano sotto l’influsso della lingua dominante nel paese ospitante, soprattutto in contesti di contatto linguistico prolungato. L’italiano parlato in Canada, ad esempio, può incorporare prestiti dall’inglese (come job) e talvolta anche prestiti adattati morfologicamente (negli Stati Uniti o in Canada si citavano spesso jobbo o bosso). Sul piano grammaticale, si osservano fenomeni di semplificazione che tendono a colpire le strutture più complesse da acquisire, come il paradigma dell’articolo determinativo: frequente è, ad esempio, l’uso generalizzato di il al posto di lo o gli (il studente, i amici). Alla base di queste semplificazioni vi sono diversi processi, riconducibili non solo all’acquisizione di una seconda lingua, ma anche a meccanismi tipici dei contesti di contatto linguistico. Il contatto prolungato tra lingue, infatti, contribuisce ad accelerare il cambiamento linguistico. Le forme con maggiore variabilità o irregolarità, come appunto gli articoli determinativi, risultano più difficili da padroneggiare e quindi più soggette a semplificazione. Tali processi producono un livellamento morfologico e una riduzione delle forme disponibili, che rendono la lingua più accessibile per i parlanti bilingui. Le caratteristiche inerenti alle situazioni di contatto linguistico sono:
- Mutamenti multidirezionali in contesti bilingui: L’uso simultaneo di due lingue in contesto bilingue attivo può dare luogo a processi di cambiamento linguistico che si sviluppano in direzioni diverse. La lingua ereditaria, da un lato, tende a divergere rispetto alla varietà parlata nel paese di origine, attraverso processi di semplificazione, ristrutturazione e innovazione interna (come l’esempio dell’articolo determinativo). Dall’altro, essa può avvicinarsi alla lingua locale dominante, favorendo fenomeni di convergenza strutturale che riguardano la fonologia, la morfosintassi o il lessico. In questi casi, la lingua ereditaria lascia un’impronta duratura sulla lingua dominante, contribuendo alla creazione di forme linguistiche nuove, riconoscibili e culturalmente marcate. Spesso si parla di etnoletti. Un esempio noto è quello dell’italo-americano, una varietà nata tra le comunità italiane emigrate negli Stati Uniti. Basti pensare al lessico utilizzato in alcuni film noti, come The Godfather, dove compaiono parole come capisce spesso adattate all’inglese ma con chiare origini italiane. Situazioni simili si osservano anche più vicino all’Italia, nelle Fiandre, dove l’italiano ha lasciato tracce nel neerlandese parlato da figli e nipoti di migranti italiani. In queste aree si trovano prestiti o modi di dire (come bordel maken da fare bordello) che riflettono l’influenza dell’italiano, soprattutto nei registri informali o giovanili, anche di parlanti senza origini italiane. Questa pressione duplice – divergenza dal modello di origine e convergenza con la lingua locale – è tipica delle situazioni di contatto linguistico prolungato e riflette l’adattamento funzionale dei parlanti bilingui.
- Uso limitato e trasformazione: Le lingue ereditarie vengono utilizzate principalmente in contesti privati (come in famiglia o tra membri della stessa comunità), e raramente in ambiti istituzionali o pubblici, tendendo quindi a subire cambiamenti più rapidi.
- Acquisizione incompleta?: I parlanti cresciuti in ambienti bilingui e lontani dalle cosiddette patrie linguistiche ricevono in genere un input più limitato nella lingua ereditaria, e acquisiscono la lingua dei genitori solo in determinati contesti. Nella letteratura scientifica, questo percorso di sviluppo è stato a lungo definito “acquisizione incompleta”. Negli ultimi anni, tuttavia, tale etichetta è stata ampiamente discussa e criticata: alcuni studiosi criticano il termine perché potrebbe suggerire che queste varietà siano “difettose” e “non complete”, mentre in realtà rappresentano evoluzioni legittime e funzionali della lingua. La ricerca sociolinguistica contemporanea sottolinea come l’italiano ereditario costituisce un sistema linguistico autonomo, legittimo e funzionale ai bisogni comunicativi del parlante.
- Repertori linguistici eterogenei: All’interno di una stessa comunità di italiani all’estero, si osserva una notevole eterogeneità linguistica. La varietà più prototipica tende spesso a presentare caratteristiche riconducibili all’italiano popolare, come la riduzione di distinzioni grammaticali (uso di gli come pronome dativo unico; uso dell’articolo il anche in contesti che richiedono lo) e la presenza di elementi dialettali o regionali trasmessi dalle generazioni precedenti. Tali tratti riflettono sia la storia migratoria delle comunità sia le condizioni di acquisizione della lingua in contesto diasporico. Accanto a queste caratteristiche, si riscontrano però anche forme linguistiche molto vicine all’italiano contemporaneo parlato in Italia. Pur non coincidendo necessariamente con lo standard letterario, esse non si distinguono in modo sostanziale dalle varietà d’uso comune presenti nella penisola e mostrano un grado relativamente elevato di convergenza con la lingua nazionale. La posizione dei singoli parlanti all’interno di questo continuum dipende da molteplici fattori, tra cui il livello di istruzione, il contesto socioeconomico, la frequenza dei contatti con l’Italia, le pratiche linguistiche familiari e l’esposizione a registri formali della lingua. Di conseguenza, all’interno della stessa comunità possono coesistere repertori linguistici molto diversi, che spaziano da varietà fortemente influenzate dal contatto linguistico a varietà difficilmente distinguibili dall’italiano parlato nel paese d’origine.
Fattori sociali e psicologici
Il mutamento al quale assistono le lingue ereditarie è influenzato non solo dal contatto linguistico, ma anche da fattori (psico-)sociali:
- La rete sociale del parlante: La composizione delle reti sociali gioca un ruolo fondamentale. In comunità con una forte concentrazione di persone della stessa origine, la lingua ereditaria tende a conservarsi meglio. Al contrario, chi vive in contesti più eterogenei (spesso urbani) tende ad adottare più facilmente tratti della lingua dominante.
- Generazioni: L’uso della lingua ereditaria tende a diminuire con il passaggio generazionale: la prima generazione parla spesso e più fluentemente, la seconda meno, e la terza può avere una competenza molto limitata perché parla solo raramente la lingua ereditaria. Tuttavia, questo modello non è sempre lineare. In alcuni casi, le generazioni più giovani riscoprono la lingua dei loro avi per motivi identitari, la studiano attivamente, viaggiano più frequentemente in Italia e contribuiscono a darle un nuovo slancio.
- Atteggiamenti linguistici e orientamento etnico: Gli atteggiamenti dei parlanti nei confronti della propria lingua ereditaria svolgono una funzione decisiva nel suo mantenimento e sviluppo. Un atteggiamento positivo verso la lingua e la cultura d’origine favorisce la trasmissione intergenerazionale, poiché i parlanti sono più motivati a conservarla e a trasmetterla ai figli. In questo quadro si inserisce il concetto di orientamento etnico (ethnic orientation), che indica il grado di identificazione di un individuo con il proprio gruppo etnico. Tale orientamento può influenzare il comportamento linguistico, ad esempio incentivando l’uso della lingua ereditaria come segno di appartenenza culturale o semplicemente di identità personale.
Tuttavia, la ricerca mostra che la relazione tra l’orientamento etnico, l’atteggiamento linguistico e l’effettivo uso della lingua non è sempre lineare né prevedibile. Se da un lato un forte legame identitario può incentivare la scelta di parlare la lingua ereditaria in contesti familiari o domestici, dall’altro la frequenza d’uso e il grado di competenza non dipendono sempre e solo dall’orientamento etnico. Altri fattori, come la pressione sociale della lingua dominante, la mancanza di input all’esterno delle mura domestiche o le dinamiche della vita quotidiana, possono ridurne l’impiego pratico anche in presenza di un forte attaccamento emotivo. Questo suggerisce che il mantenimento e la trasformazione delle lingue ereditarie dipendono da una molteplicità di fattori, e che gli atteggiamenti individuali, pur importanti, non bastano a spiegare la complessità del fenomeno.
Riconoscimento delle lingue ereditarie
Esiste un dibattito su come classificare le lingue ereditarie: sono da considerarsi varietà autonome o semplici trasformazioni della lingua madre? In alcuni contesti, le lingue ereditarie ricevono una denominazione specifica (per esempio italiano canadese o Italese) ma ciò non implica necessariamente una forte differenziazione linguistica. La denominazione riflette spesso la percezione sociale più che le caratteristiche linguistiche oggettive. Inoltre, il riconoscimento delle lingue ereditarie è importante anche perché esse rappresentano risorse preziose per lo studio del cambiamento linguistico in situazioni di contatto. Queste varietà costituiscono dei veri e propri “laboratori linguistici in vivo” che offrono agli studiosi un’opportunità unica per osservare fenomeni di evoluzione linguistica direttamente nel loro contesto sociale e culturale.
Conclusione
Le lingue ereditarie, nate in contesti migratori, sono sistemi dinamici soggetti a continui cambiamenti. La loro evoluzione è influenzata da molteplici fattori: il contatto con la lingua dominante, le reti sociali, le differenze generazionali, gli atteggiamenti dei parlanti e il modo in cui si acquisisce il bilinguismo. In quanto patrimonio culturale e identitario prezioso, è fondamentale studiare queste lingue proprio perché vulnerabili all’erosione. Analizzarle ci permette di comprendere meglio le dinamiche linguistiche nelle società multilingui e di valorizzare la diversità come risorsa sociale.
Per approfondire
Il progetto Canadese The Heritage Language Variation and Change Project. https://ngn.artsci.utoronto.ca/HLVC/home.php
Haller, Hermann & Lori Repetti. 2014. Linguistic Identities of Italian in Italy and North America. Special Issue in Forum Italicum 48/2.
Marzo, S. (2020). Una lingua a pezzi. Il patrimonio linguistico dei minatori italiani nelle Fiandre. In: M. Prandoni, S. Salsi (Eds.), Minatori di memorie. Volume 3, (57-72). Bologna: Patròn Editore. ISBN: 9788855534925.
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