Benedetto Giuseppe Russo
Università degli Studi di Enna “Kore”
![]()
Fonte: Cos’è un atomo
Grammatica come riflessione sulla lingua
Da decenni studiosi e docenti discutono della necessità di svecchiare l’insegnamento della grammatica italiana ai diversi livelli di scolarità, rendendolo un processo di coinvolgente scoperta e di stimolante riflessione logico-razionale sulle strutture e sui meccanismi di funzionamento della lingua. Sicuramente sotto la spinta del dibattito stimolato dalla pubblicazione, nel 1975, delle Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica del gruppo GISCEL (vedi qui), da più parti è stata riconosciuta l’utilità di scegliere modelli e metodi didattici che propongano la grammatica non come un insieme ingombrante di nozioni prescrittive ma come un laboratorio di osservazione, analisi, gerarchizzazione e sistemazione teorica conseguente dei fenomeni linguistici e delle loro regolarità: un laboratorio, dunque, di “riflessione sulla lingua” (espressione che troviamo anche nelle Indicazioni nazionali per il primo ciclo d’istruzione del 2012 e del 2025) che, con il ricorso a modalità induttive di apprendimento, attivi negli alunni intelligenza e ragionamento ed elevi a un livello di consapevolezza ciò che riguardo all’idioma materno si sa e si fa già implicitamente (come ci ricorda Demartini).
Fare riflessione linguistica con tale orientamento richiede che non solo il metalinguaggio grammaticale diventi più essenziale, chiaro e funzionale, con l’abbandono di quella tradizionale ipertrofia di termini guardata con timore da generazioni di scolari (vengono in mente le storiche liste, più o meno variabili, di complementi), ma che si adoperi un modello scientifico e didattico complessivo fondato sulle capacità intuitive degli studenti e in grado di favorire un discorso sulla lingua che quanto più sarà razionale tanto più sarà accessibile e persino motivante.
La grammatica valenziale
La proposta rappresentata dalla grammatica valenziale, introdotta nel nostro Paese per l’insegnamento dell’italiano dal linguista Francesco Sabatini e dalle sue allieve, risponde bene a queste esigenze, e oltre a essere efficace sul piano descrittivo appare di agevole accesso a livello didattico, come confermano numerose sperimentazioni svolte in scuole di diverso ordine.
La prima elaborazione sistematica della teoria si deve al linguista francese Lucien Tesnière (1893-1954); tra gli anni Settanta e Ottanta il latinista Germano Proverbio la divulga in Italia nell’ambito dell’insegnamento del latino, mentre un manuale per le scuole superiori pubblicato da Sabatini nel 1984 sancisce la prima apparizione del modello in relazione alla didattica dell’italiano. Esso verrà perfezionato in due grammatiche pubblicate da Sabatini, Camodeca e De Santis nel 2011 (per le scuole superiori) e nel 2014 (per la scuola secondaria di I grado).
Nel richiamare molto brevemente i fondamenti della teoria valenziale, va anzitutto detto che essa vede nel verbo il centro generatore della frase, a sua volta unità logica fondamentale di ogni produzione linguistica. In base al suo significato, il verbo, attivatore indispensabile dell’evento che la frase rappresenta, richiede di essere accompagnato da un certo numero e tipo di elementi necessari a completarne il senso, detti argomenti. E la proprietà del verbo di attivare un determinato numero di legami con altri elementi necessariamente richiesti dal suo significato (gli argomenti appunto) è detta, con un termine tratto dalla chimica, valenza (da cui modello valenziale). In base a tale proprietà si distingueranno pertanto verbi zerovalenti (privi di argomenti: nevica), monovalenti (a un argomento, cioè il soggetto: Paolo dorme), bivalenti (a due argomenti: Luca mangia una pera; Io piaccio a tutti; Pio è stato tradito dalla moglie), trivalenti (a tre argomenti: Ugo ha regalato un libro a Teresa; Quest’aereo vola da Catania a Pisa), tetravalenti (a quattro argomenti: Eva traduce cinque frasi dal latino all’italiano).
Il verbo e i suoi argomenti costituiscono il nucleo della frase (o frase nucleare). In assenza dell’argomento o degli argomenti richiesti dal verbo, la frase risulta monca, dunque priva di senso compiuto (come *Paola regala), a meno che il contesto comunicativo renda non necessaria la saturazione (il “riempimento”) di alcune valenze verbali (cioè delle posizioni occupate dagli argomenti): Il calciatore è stato espulso (dall’arbitro, s’intende); La cuoca cucina; Mario ha parcheggiato (l’auto, s’intende); Le fritture ingrassano (chi ne mangia tante). La valenza di un verbo può inoltre mutare in base alla sua particolare accezione: Il quartiere sta bruciando ma Luca ha bruciato vecchi documenti; Il boscaiolo ha tagliato i rami secchi ma Questo coltello non taglia ‘non assolve alla sua funzione: tagliare’.
L’efficacia di tale descrizione della struttura della frase semplice (ossia con un solo verbo) appare evidente se si pensa alla vividezza dei grafici radiali circolari o a ellissi, allestiti da Sabatini, con cui il modello è divenuto abbastanza noto nella scuola italiana: essi sono in parte osservabili qui e, per le parti della frase semplice che circondano il nucleo, qui. La descrizione comprende, infatti, gli eventuali elementi esterni al nucleo, distinguibili in due categorie:
- I circostanti, cioè attributi, apposizioni, complementi o frasi relative, che occupano la fascia contigua al nucleo e si legano a uno o più elementi nucleari (il verbo e/o i suoi argomenti), formando con essi dei sintagmi (Maria raccolse un fiore profumato; La madre di Lucia vive a Milano; Vado volentieri in palestra; Il ragazzo che hai visto ieri è matto, con circostante una frase relativa); più circostanti riferiti al medesimo argomento possono disporsi a catena, quando legati tra loro (I figli della docente di storia frequentano la scuola primaria), o a grappolo, se congiunti separatamente alla stessa testa, ossia l’argomento (Ho comprato dei gustosi biscotti al cioccolato);
- Le espansioni, che si collocano nella fascia più esterna e si legano all’intera frase arricchendone il significato complessivo senza avere legami sintattici con singoli elementi nucleari (cui sono collegati soltanto dal punto di vista semantico; D’estate, quasi ogni giorno, prima di cena, Mara fa una passeggiata su consiglio del dietologo). A differenza dei circostanti, a posizione fissa, le espansioni hanno una collocazione relativamente libera (si può anche dire infatti Su consiglio del dietologo, d’estate, quasi ogni giorno, Mara fa una passeggiata prima di cena).
La rappresentazione radiale rende evidente la visione razionalmente gerarchica della frase sottesa al modello: non tutti i complementi della tradizionale analisi logica sono da porre sullo stesso piano, ma si può distinguere tra quelli obbligatoriamente richiesti dalla semantica del verbo (argomenti), e altri facoltativi, cioè i circostanti (spesso però strettamente legati al nucleo e quindi importanti anch’essi per completare il senso della frase nucleare, come in Gabriele ha dipinto un ritratto di sua madre) e soprattutto le espansioni.
La trattazione della sintassi in chiave valenziale non implica l’abbattimento radicale dell’analisi logica. Ne consente piuttosto un riuso funzionale e reso sensato da una nuova visione a più livelli della frase, e si fonda su una considerazione coerentemente e rigorosamente strutturale, sintattica di quest’ultima, laddove nell’analisi logica per l’individuazione dei complementi coesistono, in modo incoerente, criteri sintattici e (soprattutto) semantici: e così il complemento di specificazione e quello di termine sembrerebbero definibili in base a un criterio formale, ovvero l’uso della preposizione di e a per introdurli rispettivamente, mentre quelli di materia, denominazione, argomento, vantaggio e diversi altri si distinguono per motivi di significato. Con l’approccio valenziale le distinzioni semantiche tradizionali (ad es. complemento di stato in luogo, moto a luogo, da luogo, per luogo…) divengono dunque meno importanti rispetto ai legami sintattici, dato anche il fatto che complementi di significato diverso possono essere introdotti dalla stessa preposizione (di introduce i complementi di specificazione, denominazione, materia, argomento); per il latino, invece, può forse essere utile distinguere i complementi in base al significato poiché tali differenze sono sintatticamente rispecchiate dalle desinenze dei casi. Soprattutto, la grammatica valenziale fa sì che con il concetto di frase nucleare si superi quello tradizionale di frase minima (soggetto + verbo/predicato), struttura che teoricamente potrebbe includere frasi non complete e quindi agrammaticali (*Paola regala).
Il modello permette altresì di trattare l’analisi della frase complessa (o periodo), facendoci vedere come la posizione degli argomenti, elementi nominali, possa essere occupata da subordinate dette appunto argomentali (soggettive, oggettive dirette e indirette, interrogative indirette; Dichiarò la sua colpevolezza → Dichiarò di essere colpevole), quella delle espansioni da subordinate appunto non argomentali o extranucleari (temporale, modale, causale, finale, ecc.; Ho preso questa decisione per la tua felicità → Ho preso questa decisione perché tu sia felice), quella dei circostanti o di eventuali complementi che precisano le espansioni da frasi relative (Nell’austera casa dei nonni [espansione] rievoco tanti bei momenti → Nell’austera casa che appartenne ai nonni [relativa congiunta all’espansione] rievoco tanti bei momenti). È così applicato il principio di traslazione (secondo la definizione di Tesnière), che si realizza nell’occupazione sintattico-funzionale del posto di un elemento semplice da parte di una frase, identificabile, com’è noto, per la presenza di un verbo.
Nella seconda parte di questo contributo si vedrà in che modo l’impostazione valenziale è stata accolta in alcuni recenti manuali d’italiano per le scuole secondarie.
Per approfondire
Bianco, Francesco. 2017. Breve guida alla sintassi italiana. Firenze: Cesati.
Cignetti, Luca, Demartini, Silvia, Fornara, Simone & Viale, Matteo. 2022. Didattica dell’italiano come lingua prima. Bologna: il Mulino.
Demartini, Silvia & Fornara, Simone. C.d.s. Alla scoperta della sintassi: la ricezione del modello valenziale nelle grammatiche per la scuola dal secondo Novecento a oggi. In Dalila Bachis, Massimo Palermo & Danilo Poggiogalli (a cura di). Grammatiche nello spazio e nel tempo. Geografia e storia dei manuali per l’italiano. Atti del Convegno conclusivo del PRIN GeoStoGrammIt. Firenze-Siena, 17-19 settembre 2025. Studi di grammatica italiana.
De Santis, Cristiana. 2025. Che cos’è la grammatica valenziale. Roma: Carocci.
Duso, Elena Maria & Paschetto, Walter (a cura di). 2019. Riflessione sulla lingua e modello valenziale. Atti dei corsi di formazione per insegnanti sulla grammatica valenziale: “C’è grammatica e grammatica…”. Università degli Studi di Padova, 2017/2018 – 2018-2019. Italiano LinguaDue, 11, 2: Riflessione sulla lingua e modello valenziale.
Lo Duca, Maria G. 2018. Viaggio nella grammatica. Esplorazioni e percorsi per i bambini della scuola primaria. Roma: Carocci.
Sabatini, Francesco. 1984 (seconda ed. 1990). La comunicazione e gli usi della lingua. Torino: Loescher.
Sabatini, Francesco, Camodeca, Carmela & De Santis, Cristiana. 2011. Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi. Torino: Loescher.
Sabatini, Francesco, Camodeca, Carmela & De Santis, Cristiana. 2014. Conosco la mia lingua. L’italiano dalla grammatica valenziale alla pratica dei testi. Vol. A. Torino: Loescher.
Sabatini, Francesco & Camodeca, Carmela. 2022. Grammatica valenziale e tipi di testo. Roma: Carocci.
0 Commenti
Lascia un commento