Silvia Ballarè
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Nel corso dell’ultimo secolo, lo scenario linguistico italiano ha subito diverse trasformazioni, che riguardano non solo italiano e dialetti, ma anche il ruolo crescente di altre lingue nel repertorio dei parlanti. I dati ISTAT sono, per i linguisti che si interessano del rapporto tra lingua e società, una fonte privilegiata per osservare questi cambiamenti (v. De Mauro 1970 [1963] e 2014 e, tra gli altri, Vietti e Dal Negro 2003, Berruto 2011). In questo breve contributo si presentano (soltanto alcuni!) degli interessantissimi dati pubblicati il 27 gennaio 2026 relativi a L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere. Nel seguito del contributo, le fonti sono costituite dal testo integrale e dalle tavole rese disponibili dall’istituto di statistica e liberamente accessibili qui. Per ovvie ragioni, inoltre, si impiegheranno le etichette (italiano, dialetto, altre lingue) adottate dall’ISTAT.
I dati sono stati raccolti nel 2024, nell’ambito dell’indagine I cittadini e il tempo libero che, con una certa regolarità (circa ogni 10 anni), rileva atteggiamenti e comportamenti della popolazione su ambiti relativi al tempo libero, alla partecipazione culturale etc. L’indagine è stata eseguita su un campione di circa 25.000 famiglie distribuite in circa 800 comuni di diverse dimensioni e mira a essere rappresentativa della popolazione residente in Italia, rendendo così i risultati generalizzabili all’intera popolazione. Le risposte sono costituite da autodichiarazioni riguardo all’uso dell’italiano, del dialetto e di altre lingue (eventualmente poi ulteriormente specificate) in diversi ambiti relazionali (la famiglia, gli amici e gli estranei). Questi dati, poi, possono essere incrociati con i dati raccolti in passato e con alcune informazioni relative ai rispondenti (la fascia d’età, il genere, la residenza, la professione etc.), in modo da valutare eventuali differenze nella distribuzione delle risposte.
Gli usi linguistici nel tempo
La regolarità con cui questi dati sono raccolti permette di osservare una microdiacronia delle autodichiarazioni degli italiani riguardo ai loro usi linguistici. Rispetto al 2015, si assiste ad un aumento dell’impiego dell’italiano (da solo o in maniera prevalente) in tutti gli ambiti relazionali (+7,8%) e, specularmente, a un calo dell’uso del dialetto (da solo o in maniera prevalente) anche in almeno un ambito relazionale (-5,2%). Aumentano, seppure con valori minori, anche gli usi di altre lingue (+1,5% in almeno un ambito relazionale rispetto al 2015) e la conoscenza di lingue straniere (+9,4% rispetto al 2015).
Il confronto con i dati raccolti circa un decennio fa si inserisce in una linea di tendenza osservabile già dalla fine degli anni Ottanta ad oggi, come illustrato nella figura 1 (ripresa dal Report ISTAT, p. 3).
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Gli usi prevalenti o esclusivi dell’italiano variano sensibilmente a seconda dell’ambito relazionale. Nelle relazioni più strette, come quelle familiari e amicali, le percentuali si collocano tra il 40% e il 60%, mentre nei rapporti con gli estranei salgono fino a valori compresi tra il 60% e oltre l’80%. Nel complesso, tali valori aumentano nel corso degli anni, con incrementi particolarmente marcati nel confronto tra il 2015 e il 2024 per gli ambiti relazionali più vicini e tra il 2006 e il 2025 per quelli più distanti.
Globalmente, l’uso del dialetto diminuisce. Più specificamente possiamo dire che l’uso combinato dell’italiano e del dialetto in ambiti amicali e familiari aumenta nei primi decenni delle rilevazioni, successivamente si stabilizza e, nell’ultimo decennio, è decisamente in calo. L’uso esclusivo o prevalente del dialetto è, invece, fortemente e costantemente in diminuzione, anche se nell’ultimo decennio il calo è meno ripido rispetto alle annate 1987/88-1995.
Considerando congiuntamente gli andamenti appena descritti, è possibile individuare due fasi principali. Nella prima (1987/88-2000), la riduzione dell’uso esclusivo del dialetto è stata speculare ad un aumento dell’impiego congiunto di entrambe le lingue del repertorio: il dialetto non viene dunque abbandonato ma si sposta in uno spazio che condivide con l’italiano (come discusso in Berruto 2006). Successivamente, si può osservare una seconda fase, particolarmente evidente nel confronto tra 2015 e 2024, in cui l’uso del dialetto continua a diminuire ma si riduce anche l’uso combinato delle due lingue. Il dialetto, dunque, riduce la propria presenza nel repertorio non solo come unica lingua ma anche in contesti di alternanza/commutazione di codice. Specularmente al calo dell’uso di italiano/dialetto si osserva un evidente aumento dell’uso esclusivo dell’italiano, come mostra la divergenza dei valori (blu e rossi) nella porzione destra del grafico. È interessante notare poi che negli usi linguistici con estranei si osserva la medesima dinamica ma anticipata nel tempo: la forbice tra i valori dell’impiego dell’italiano (in blu) e quelli di italiano/dialetto (in rosso) si inizia ad allargare in maniera molto netta già a partire dal 2006.
Si osserva infine l’aumento graduale ma costante delle autodichiarazioni d’uso relative ad altre lingue, con differenze in base all’ambito relazionale; proporzionalmente, i valori più alti si trovano nella famiglia, con amici sono intermedi e più bassi con estranei.
Infine, è interessante notare che, sebbene l’italiano sia lingua madre dell’89,2% della popolazione, negli ultimi anni è aumentato il numero di persone con una lingua madre diversa dall’italiano: nel 2006 erano il 4,1% e nel 2024 il 10,7%. Queste percentuali sono più alte al centro-nord (13,5%) e più basse nell’area meridionale (5,2%).
Dimensioni di variazione oggi
A questo punto, possiamo osservare i dati in chiave sincronica. La figura 2 mostra la distribuzione dei dati percentuali d’uso delle lingue in relazione a genere, fascia d’età e titolo di studio. Per ragioni di spazio, osserviamo i soli valori relativi alle interazioni in famiglia, che risultano particolarmente indicativi delle dinamiche in atto. Per rendere il grafico più leggibile, si è massimizzata la differenziazione in termini di fascia d’età e titolo di studio, trascurando le aree intermedie. L’etichetta “basso titolo” significa che il rispondente ha al massimo la licenza media, mentre in “alto titolo” i rispondenti hanno almeno la laurea.
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In prima istanza, è possibile osservare che i dati seguono un andamento analogo tra maschi e femmine, anche se sono queste ultime a mostrare sistematicamente percentuali più alte di impiego esclusivo dell’italiano.
Notiamo poi che il repertorio dei parlanti con basso titolo di studio è più ricco: è in questa fascia della popolazione che l’impiego del solo italiano ha percentuali più basse. Per gli over65 con basso titolo di studio, sebbene con alcune differenze di genere, l’italiano è l’unica lingua solo per circa 1/3 della popolazione. Una quota analoga è rappresentata dalla compresenza di italiano e dialetto, e la parte restante della popolazione utilizza prevalentemente il dialetto (26,5% per i maschi e 25,8% per le femmine) o un’altra lingua (intorno al 3%). Il quadro cambia sensibilmente considerando gli under44 con basso titolo di studio. Le percentuali di impiego del solo italiano sono analoghe (anche se nelle femmine il valore raggiunge il 40% di contro al 31%), calano la compresenza di italiano e dialetto (intorno al 25%) e del solo dialetto (11,7% per i maschi e 7,4% per le femmine) mentre aumentano in maniera massiccia i parlanti che impiegano altre lingue (30,5% tra i maschi e 25,2% tra le femmine).
I parlanti con almeno la laurea dichiarano di utilizzare solo l’italiano in percentuale più alta. Anche in questo caso, però, possiamo osservare interessanti differenze tra fasce d’età diverse. Infatti, a differenza di quanto succede tra i parlanti con basso titolo di studio, in questo caso le generazioni più giovani (under44) dichiarano di utilizzare di più italiano e dialetto congiuntamente rispetto a quelle più anziane (over65): si passa dal 20,8% al 26,8% per i maschi e dal 17,3% al 23,7% per le femmine. Questa particolare linea di tendenza sembrerebbe andare dunque in direzione opposta rispetto all’andamento globale che, come visto più sopra, vede un calo nell’impiego congiunto dei due codici. La percentuale d’uso del solo dialetto non presenta variazione intergenerazionale per i maschi mentre per le femmine è minore nelle under44. Anche nei rispondenti con titolo di studio alto, sebbene con scarti decisamente inferiori rispetto a quelli osservati per la fascia con basso titolo di studio, tra gli over65 e gli under44 si ha un aumento dell’impiego di lingue diverse dall’italiano.
L’ultimo aspetto a cui si dedica qualche parola riguarda la differenziazione geografica. Nella figura 3, è rappresentata la distribuzione, sostanzialmente speculare, degli usi linguistici in ambito familiare nel territorio nazionale. Come atteso e in linea con quanto già documentato in letteratura (De Mauro 1970 [1963] e 2014), nel nord-ovest e nell’area centrale, in particolare lungo la fascia tirrenica, si registrano valori piuttosto elevati di utilizzo dell’italiano. Al contrario, l’uso del dialetto appare più radicato e mostra una buona resistenza nelle regioni meridionali e nel nord-est, dove le varietà locali continuano a svolgere un ruolo rilevante nella comunicazione in famiglia.
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Il quadro complessivo che emerge dai dati ISTAT restituisce un’immagine stratificata e complessa. Moltissimi sono gli aspetti che potrebbero essere approfonditi: ad esempio, le differenze d’uso tra piccoli centri e grandi città oppure le diverse lingue madri e la loro distribuzione sul territorio. In questa sede ci siamo limitati a evidenziare alcune tendenze di fondo, con l’auspicio di stimolare una lettura dei dati forniti dall’ISTAT, capaci di offrire una rappresentazione articolata e aggiornata della realtà (socio)linguistica dell’Italia contemporanea.
Per approfondire
Berruto, Gaetano. 2006. Quale dialetto per l’Italia del Duemila? Aspetti dell’italianizzazione e risorgenze dialettali in Piemonte (e altrove). In Sobrero, A. A. e Miglietta A. A. (a cura di), Lingua e dialetto nell’Italia del Duemila. Galatina: Congedo, 101-127.
Berruto, Gaetano. 2011. Sociolinguistica. In Enciclopedia dell’italiano. Treccani. https://www.treccani.it/enciclopedia/sociolinguistica_(Enciclopedia-dell’Italiano)/ (consultato il 31/01/2026).
De Mauro, Tullio. 1970 [1963]. Storia linguistica dell’Italia unita. Roma, Bari: Laterza.
De Mauro, Tullio 2014. Storia linguistica dell’Italia repubblicana. Dal 1946 ai giorni nostri. Roma, Bari: Laterza
Vietti, Alessandro e Dal Negro, Silvia. 2011. Il repertorio linguistico degli italiani: un’analisi quantitativa dei dati ISTAT. In Telmon, T., Raimondi, G. e Revelli, L. (a cura di), Atti del XLV Congresso Internazionale di Studi della Società di Linguistica Italiana (SLI), Aosta, Bard, Torino, 26-28 settembre 2011. Roma: Bulzoni, 167-182.
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